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22-Mar-2008
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Lunedì, 21 aprile 2008
Buongiorno Bresso!
Scrivo questa nota al mio risveglio lunedì 21 aprile, nell’ora e mezza canonica, dalle 6,30 alle 8 che da anni ormai, dedico alla scrittura.
Ho appena terminato un capitolo del libro ambientato a Bresso sulla Borsa.
Mi rimangono una decina di minuti da dedicare al mio diario.
Mi rivolgo a tutte le elettrici e agli elettori bressesi, ma in particolare a quanti in quest’ultimo mese di campagna elettorale, hanno lavorato ai banchetti, per le strade, nella sede del comitato ovunque, per convincere gli incerti e nei seggi per sostenere la mia candidatura.
Non smetterò mai di ringraziarvi, siete stati meravigliosi.
Mancano solo pochi giorni al ballottaggio. Occorre utilizzare ogni mezzo per non perdere il rapporto con la gente.
Occorre dialogare, parlare, convincere.
Occorre reagire con coraggio e determinazione, di fronte ai risultati delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile.
Ragioni di speranze ce le forniscono i risultati delle amministrative a livello locale.
Occorre trarre da quel 45,5% e dai 7926 bressesi che mi hanno votato e hanno votato le liste del centro sinistra, la forza e la convinzione che la gente è ancora con noi e che ha apprezzato il buon lavoro svolto negli ultimo 10 anni dall’Amministrazione Manni. È da questa dimostrazione di fiducia che dobbiamo ripartire per l’affermazione dei nostri valori e per continuare a batterci per un futuro migliore, per noi e per i nostri figli.
Lavorando tutti insieme, è possibile ritrovare lo spirito unitario che ci ha fatto vincere nel 1998 e nel 2003 e che ha trasformato questa città nella Città del Parco Nord.
Ci deve essere di conforto la decisione assunta dai responsabili delle due liste civiche cittadine che non hanno ceduto alle lusinghe delle sirene del centro destra ed hanno deciso di chiedere ai loro elettori di appoggiare la mia candidatura al ballottaggio del 27 e 28 aprile.
La reazione rabbiosa e scomposta del centro destra, con manifesti offensivi e con l’abusivismo più sfrontato, dimostra che i nostri avversari, ormai, sono privi di argomenti.
Mi rivolgo a voi, a voi del quadro attivo che avete combattuto in prima linea, che vi siete impegnati con sacrificio e passione a sostegno delle liste che hanno appoggiato e appoggeranno la mia candidatura, chiedendovi un ultimo sforzo, accantonando le comprensibili delusioni per il risultato nazionale, per non essere riusciti a vincere al primo turno a livello locale ed anche per qualche personale legittima aspirazione non realizzata.
Abbiamo tutti il dovere di impedire il ritorno di una Amministrazione che ha dato il peggio di se. Abbiamo anche il dovere di continuare a lottare per opporci a chi vuole riscrivere la nostra storia, a chi vuole continuare a fare leggi ad personam e a chi vuole aiutare le famiglie ampliando il lavoro precario e aumentando l’insicurezza per il futuro da parte dei giovani.
Soprattutto a livello locale, dobbiamo impedire il ritorno di quelle forze politiche che sono state devastanti negli anni ’90, portando la città all’estremo degrado ed umiliandola fino a farla diventare oggetto di gossip con il pullman del Dottor Stranamore, che si aggirava per le nostre strade in cerca di notizie pruriginose, a scapito delle istituzioni.
Oggi, quelle stesse forze politiche, si presentano come campioni del nuovo, della corretta amministrazione, alfieri dell’antipolitica, sostenitori dei valori della famiglia, non quella esaltata dai gossip ovviamente, difensore dell’83 che hanno contribuito a farci tagliare dai loro amici del centro destra del Comune di Milano.
Si vogliono travestire da novelli Ghino di Tacco e riscuotere la taglia della metrotranvia che avanza, con la scusa che non vogliono la ferrovia in città.
Ovviamente, sui binari attualmente esistenti, fino ad ora per questi inguaribili raccontatori di frottole, non correvano trenini ma cocchi reali trainati da cavalli alati.
Vogliono togliere l’ICI ma arrivano in ritardo, vogliono abbassare l’IPERF ma non quella più salata imposta da Formigoni, vogliono il biglietto unico, ma non hanno la più pallida idea di cosa costa, vogliono la sanità in casa, ma non dicono che a smantellare i presidi sanitari a Bresso è stata la giunta di centro destra della Regione Lombardia.
Insomma vogliono abolire imposte e tasse, ridurre tariffe e realizzare trasporti migliori, servizi socio sanitari ideali e, novelli magliari, ci vogliono rifilare una city card che a loro dire è meglio di Re Mida, perché tutto quello che toccherà diventerà oro e sperano pure che qualcuno gli creda.
Alla fine di questo mirabolante viaggio nel paese delle meraviglie hanno collocato il premio della felicità celeste.
I bressesi potranno finalmente riposare le loro stanche membra nel nuovo paradiso terrestre di via Vittorio Veneto, allietati da leggiadre veline messe a disposizione dalle TV di Berlusconi.
La via Vittorio Veneto non sarà occupata più dai binari della Metrotranvia che invece, correrà indisturbata nel sottosuolo, grazie ai soldi che ricaveremo dalle due monete d’oro che pianteremo in qualche orticello e che darà copiosi frutti, vale a dire euro a palate. La vecchia Valassina si trasformerà così in un romantico Sunset Boulevard e il nostro cimitero canterà le lodi di questi prodi e ingegnosi nuovi amministratori, in una inedita Antologia del Seveso River.
Nascerà così alle porte di Milano, Bresso City, la nuova Eldorado, per la gioia di grandi e piccini.
A comprova di questo grande obiettivo strategico è stata riformata anche la metafora dei se e dei ma che come tutti sanno non hanno mai fatto la storia.
Ma a Bresso City è diverso.
In questa nuova città di Bengodi, se vince Zinni, Bresso si trasformerà in un girone dantesco, ma, se vince il centro destra, la città d’incanto diventerà il nuovo paradiso terrestre. Niente più tasse, niente più imposte, la city card magica, niente ferrovie, mezzi pubblici che camminano librati nell’aria e assicurano i collegamenti rapidi con tutto il mondo.
Altro che Blade Runner: vedremo cose che noi umani non abbiamo mai visto.
Chi paga? Ma vi pare che con idee così geniali, si debba pensare al vile danaro?
Questa storia mi ricorda i mirabolanti racconti di un mio vecchio professore di Diritto un po’ strampalato.
Capitano del genio, in Africa, durante l’ultima guerra, raccontava la ritirata di fronte all’avanzare delle truppe alleate.
“Per sfuggire ai soldati alleati – attaccava quasi in estasi – una volta vagammo per più di quaranta giorni, nel deserto, a bordo di un vecchio gippone”.
Alla domanda della solita romantica compagna di classe del primo banco, che l’ascoltava estasiata: “Professore, e la benzina?” Il professore rispondeva quasi annoiato: “Ma le pare che in quel momento pensavo alla benzina?”
Invece noi bressesi, purtroppo, alla benzina ci dobbiamo pensare eccome. Questo è proprio il momento per rimboccarci le maniche e fare un ultimo sforzo per impedire che qualcuno ci racconti frottole.
Sono sicuro di poter contare su tutti voi. Grazie.
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